Scusi, chi è lei?

Trattasi di sconosciuto studente lombardo sul cui blog siete finiti per caso, che scrive cose per i seguenti motivi:

  1. così, poi, se le ricorda.
  2. Perché vuole imparare a fare divulgazione scientifica e pensa che la ricerca abbia principalmente il senso di far imparare cose al ricercatore, e se queste cose il ricercatore se le tiene per sé la gente va avanti a votare Berlusconi.
  3. Perché qualunque cosa gli venga in mente di fare non la fa, e se la fa si stufa appena non gli viene bene come voleva, quindi, in breve, almeno, voleva imparare a usare un blog.

Lo studente ha appena mentito perché attualmente è ufficialmente considerato “disoccupato”, fatto che lo ha fatto impallidire ammorte appena lo ha scoperto; era studente fino al 17 ottobre 2014 (di fisica teorica, a Pavia con contorno di Erasmus ad Aveiro, Portogallo) e lo sarà ancora dal settembre p.v., di neuroscienze, a Edimburgo, Scozia, con contorno di Friburgo, Germania.

Cose che mi piacciono:

  1. La fisica matematicamente elegante.
  2. L’intelligenza artificiale.
  3. L’orario Grippaudo.
  4. Il fatto che il tuo cervello sia in grado di ricevere fotoni in una certa configurazione prodotta da minuscole goccioline di inchiostro disposte in forme grandi meno di 1/1000 del tuo corpo, assorbirli, elaborarli e trasformarli in vibrazioni di diversa intensità, tono, ecc., in modo che facciano vibrare una parte del corpo di un altro essere uguale a te in tempo reale, questo essere interpreti (in un senso da specificare) questi suoni nello stesso modo in cui tu interpreti i fotoni, ed eventualmente possa emettere goccioline dagli occhi, oppure suoni inarticolati accompagnati da apertura sguaiata della bocca, in sola conseguenza di come sono disposte le macchioline nere sulla carta.
  5. L’unione europea.
  6. Altre cose che adesso non mi vengono in mente e aggiungerò poi.

La colpa di molti dei suddetti punti è di un ensemble di macchioline aperiodicamente disposte secondo le indicazioni di un insieme di molecole aperiodicamente disposte che compare nella foto seguente, insieme a un altro composto che, per ragioni ignote, mi è stato insegnato a chiamare me.

Io e Hofstadter al Salone del Libro

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