Just double-click IPython Notebooks in Ubuntu

I have been introduced recently to the pleasures of IPython Notebooks. The main reason I enjoy coding on them is how easy and immediate is going from the code to the results. However, I found having to launch a terminal, cd to the directory I need, and type ‘ipython notebook’ every time quite annoying. After a bit of research, I came up with a way to directly double-click on a notebook to launch it in your default browser. This works in Ubuntu (14.04; I’m not sure about other Linux distributions).

Please make sure you understand what you’re doing. I will take no responsibility for what happens when sudoing on your machine.

Create a new MIME type.

Type the following in an empty text document:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<mime-info xmlns='http://www.freedesktop.org/standards/shared-mime-info'>
	<mime-type type="application/x-ipynb+json">
		<comment>IPython Notebook</comment>
		<glob pattern="*.ipynb"/>
	</mime-type>
</mime-info>

Now save this in a file with the “.xml” extension, for example “ipynb.xml”. Then, in a terminal, cd to the directory where the file is and type:

sudo cp ipynb.xml /usr/share/mime/packages
sudo update-mime-database /usr/share/mime

You can also set an icon for this MIME type, so that all of your .ipynb files will have a nice aspect that identifies them. Here are the instructions, and the .svg icon for notebooks can be found in the official IPython distribution.

Write a script to launch notebooks

Now you need an application that takes care of opening the notebook files. What I did is the following:

#!/bin/bash
netstat -tln |grep "8902"
# if not found - equals to 1, start it
if [ $? -eq 1 ]
then
ipython notebook / --no-browser --port=8902 &
sleep .5
fi
xdg-open http://localhost:8902/notebooks$1

When this script is called, it checks whether anything is running on port 8902 (one of the ones ipython normally uses, but not among the first, so that it won’t conflict with other running notebook servers). If there is something, it just opens the URL of the notebook we are trying to launch on the notebook server. If there is no server on port 8902, it starts it.

A known problem is that this won’t work if there are spaces (and maybe other special characters) in the path of the file. Also, the server is never shut down, but I don’t think this is a problem (it doesn’t open more than one at a time anyway).

Before using this, saved in the file “ipynb” (no extensions!), we need to make it accessible by allowing everybody to run it, and placing it in /usr/local/bin:

chmod +x ipynb
sudo cp ipynb /usr/local/bin/

Setting the default application

We want our “ipynb” to open all files ending by “.ipynb” by default. This is best done using ubuntu-tweak. In the admin panel, select “File types management” (or something like that). Untick “show only types with associated apps” and look for “IPython Notebook”. This is the MIME type we created. When adding a default application, open “personalized command” and type in “/usr/local/bin/ipynb”.

Done. Hope this is useful. Let me know if it works.

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Carnevale della matematica #73

Il concetto di bellezza matematica è molto apprezzato nelle famose torri d’avorio in cui risiederebbero gli adepti della disciplina. C’è chi potrebbe dire perfino che le torri sono in sé fondate sul concetto di bellezza matematica assai più che sull’avorio (che, vista l’abbondanza di fondi destinati al restauro dei dipartimenti, risulterebbe dispendioso). È un modo per distinguersi dai non addetti ai lavori, per testare lo spiritus mathematicarum

carnevale

Ahimé, mi sono reso conto recentemente che, per quanto meravigliose costruzioni matematiche abbiano condotto ad altrettante meravigliose applicazioni (e lo so bene, ché sono un fisico), a volte bisogna rassegnarsi ai celebri contacci. Ho la sensazione, però, che, mentre si può valutare con una certa obiettività cosa sia bello, cosa definire matematicamente brutto sia, forse per ragioni di political correctness, più soggettivo. Per questo il Carnevale della Matematica Settantatré ha per tema bruttezza matematica. Nei rapporti umani sarebbe ben poco corretto discriminare una persona in base al suo aspetto fisico: diamo un po’ di spazio anche alla matematica brutta… Abbiamo la possibilità di vedere che cosa riceve la poco lusinghiera valutazione di “brutto” da parte di ognuno dei nostri esimi partecipanti al carnevale. Per quanto mi riguarda, non mi piacciono affatto certi giochini con i numeri, quelli di aritmetica,  soprattutto se hanno a che fare con le cifre (le cifre non fanno il numero, come l’abito non fa il monaco, tranne eccezioni: dipendono dalla base in cui è scritto). Dato il ruolo di ospite del carnevale, però, oggi non posso esimermi almeno dal consueto elogio delle meravigliose proprietà del numero corrispondente al carnevale.

Il Messaggio di Arecibo

Il Messaggio di Arecibo

Tanto per cominciare, ho il piacere di ospitare un carnevale contrassegnato da un numero primo (il ventunesimo), proprietà che, disgraziatamente per il tema, aggiunge indubbiamente pregio e bellezza all’ordinale in questione. Mi dicono, inoltre, che si tratta di un numero stellato, il che almeno non dipende dalla base, visto che, analogamente ai numeri triangolari, quadrati, esagonali, eccetera, è una caratteristica di come possono essere disposti settantatré oggetti.

La primalità di 73 gli ha permesso di comparire in un esperimento assai particolare: il messaggio inviato dal radiotelescopio di Arecibo nel 1974 fuori dal sistema solare. Per far sì che fosse intuitivo, anche a per una civiltà che non sappia nulla della nostra, che il messaggio andasse disposto in un rettangolo (come un’immagine), era necessario che il numero di bit trasmessi fosse il prodotto di due primi, e che questi fossero grandi a sufficienza da contenere l’intero messaggio. I primi di cui parliamo sono 23 e il nostro 73.

Infine – cito da Wikipedia – Sheldon Cooper in persona si esprime sulla bellezza del 73, ovviamente nel settantatreesimo episodio di Big Bang Theory: «Il numero più completo è il 73. Il 73 è il 21esimo dei numeri primi. Il suo speculare (37) è il 12esimo e il suo speculare, il 21, è il prodotto di 7 per 3.» Un onore soverchiante.

E con questo vi lascio ai contributi dei partecipanti, che, ricordo, sono stati anche inviati su Twitter man mano che arrivavano, da @martopix e con lo hashtag #carnevaledellamatematica. Buona lettura.

 

  • Il celebre Maurizio Codogno invia contributi dal suo blog sul Post, in particolare i problemini per Pasqua (con relative risposte), tratti dal libro Aha! Solutions di Martin Erickson. Poi c’è stato un post storico, Matematica o teologia?, in cui racconta di come la disputa sugli infinitesimi potrebbe avere un sottofondo teologico, con una sfida tra gesuati e gesuiti. Inoltre ci sono tre pillole: Pericolose commistioni, dove racconta che anche negli USA i politici non sono proprio il massimo quando si parla di matematica; un link al Recreational Mathematical Magazine, semestrale online di matematica ricreativa; un buffo esempio di Aritmetica con l’infinito.
  • Sempre il nostro .mau. scrive anche sulle sue Notiziole, dove questo mese appaiono un’illusione ottica con una base matematica, Test: Math Optical Illusion; si lamenta di un cartello appeso al Pronto Soccorso dell’ospedale di Monza con Matematica ospedaliera; parla di un gioco che lui non crede nessuno abbia provato davvero a fare, Venti domande; la recensione di un ebook della collana Altramatematica, Racconti matematici di Spartaco Mencaroni (altro contribuente a questo carnevale); quella di un libro ormai introvabile, Uno studio in grigio di Augusto Gamba; e quella di un libro di un paio d’anni fa, Pinocchio nel paese dei paradossi di Alessio Palmero Aprosio. Infine, un’altra recensione di un librino di Altramatematica: Partition, un’opera teatrale di Ira Hauptman, tradotta da Martha Fabbri, su Hardy, Ramanujan… e Fermat.
  • Tra i primi contributi (scusate l’ordine sparso) arriva quello di Annalisa Santi per il blog Matetango, intitolato semplicemente, con un omaggio al film di cui si è molto parlato, Matematica, la grande bruttezza, che ripercorre le avventure contenute nel mago dei numeri di Enzensberger.
  • Segue, da Dioniso Dionisi del blog pitagora e dintorni, La matematica è bella o brutta? Ovvero, la scala di tredici semitoni di Bohlen-Pierce. Una sorta di dialogo platonico (ma con Pitagora) a tema musicale.
  • Spartaco Mencaroni mi scrive «Fatto. Brrr che brutto contributo. Eh, ma che volevate? È perfettamente in tema, perbacco!» Non anticipo nulla, ma naturalmente, nonostante la modestia dell’autore, vale una lettura.
  • Roberto Zanasi, sul prooof (non mi ricordo mai con quante “o”), ci invia un’applicazione del teorema egregium di Gauss che è molto utile per… mangiare la pizza con le mani.
  • Leonardo Petrillo, dal blog scienza e musica, ci manda un lungo articolo dedicato all’interessante biografia del grande matematico francese Charles Hermite e ad alcuni dei suoi notevoli contributi alla matematica.
  • Due recensioni dei libri di altramatematica arrivano da Paolo Alessandrini: “Cerco un centro” e “Identità: ascesa e decadenza di un concetto matematico e filosofico“, sul blog Mr. Palomar.
  • Per i beneamati Rudi Matematici, i contributi, raccolti da Alice, arrivano via Piotr, e comprendono: due compleanni (di Weil, che celebra anche l’arte e la filosofia, ma anche lo stupore delle cose fuori dal loro contesto, e di Shannon, che, secondo la Signora non ha avuto molto successo ma a cui è molto affezionata (e io anche, è nato il mio stesso giorno NdR)). Non manca, poi, il problema mensile sui cari vecchi criteri di divisibilità e l’amore del Grande Capo per il criterio di divisibilità per 7. Un Quick&Dirty geometrico, che ha avuto un successone e fatto giocare tutti i lettori e infine il solito post di soluzione, che anche questo mese ha scatenato discussioni (al solito perché, se il problema non è chiaro, le soluzioni possono variare anche di molto…). Il caro Piotr, che ho avuto il piacere di conoscere alla lezione di Douglas Hofstadter al Salone del Libro di Torino (e sostiene che ci abbia presentati Hofstadter in persona), mi chiede inoltre di confessare pubblicamente la sua colpa nella non-uscita del cosiddetto miracolo mensile, cioè RM di maggio. Lo scusiamo, via, c’era il Salone…
  • Popinga, detto anche Marco Fulvio Barozzi, partecipa con Poesia gaussiana (o dell’unicità della fattorizzazione). Si tratta di una composizione sperimentale in cui ogni nuovo verso corrisponde a un numero primo. In teoria è infinita, e consentirebbe di associare dei versi a un qualsiasi numero adeguatamente scomposto in fattori. In realtà, già al verso 29 suscita nello stesso autore il commento “che palle”, ergo, penso – dice lui – sia perfettamente in tema.
  • Per DropSea, Gianluigi Filippelli manda Il giardino degli spettraedri, su una relativamente nuova classe di figure geometriche, gli spettraedri appunto, che in questo post prova a definire e a raccontare, seguito da Assassinio nel labirinto: recensione del romanzo giallo del chimico Alfred Walter Stewart con all’interno la soluzione di Bertrand Russell del labirinto di Hampton Court.
  • Per finire, Jean Morales, di Torino, devoto curatore di un blog di giochi matematici originali, invia all’ultimo un post: quattro risposte per una domanda formano un quesito a scelta multipla con incastonato un paradosso. Nel post suggerisce di modificare i termini della domanda in modo di dotarla di una risposta.

Sembra che siamo giunti alla fine, se non ho dimenticato nessuno perso nel marasma della mia casella email. Mi scuso per essere stato stringato nelle descrizioni (a volte pedissequamente copiaincollate dalle vostre missive). Ho deliberatamente tralasciato tutte le vostre scuse per ritardi e contributi scarsi: come vedete, il Carnevale non è scarno. Grazie a tutti!

Un saluto a tutti coloro che ho incontrato e non incontrato al Salone del Libro. (Mi sono guadagnato l’autografo di Douglas Hofstadter e quello di Piergiorgio Odifreddi…)

Appuntamento tra trentun giorni per il prossimo Carnevale, che sarà ospitato da Mau sulle sue Notiziole con tema (bellissimo, attuale e importantissimo) la matematica che vi piacerebbe vedere insegnata.

Altri blog (in italiano)

Continuo il post di settimana scorsa, in cui parlavo di blog scientifici che mi interessano e seguo abitualmente. Oggi ve ne scrivo qualcuno italiano.

Borborigmi di un fisico renitente di Marco Delmastro

È il must tra i blog di fisica italiani. Delmastro è un fisico del CERN e abita in Francia; ci sono molti articoli interessanti sulla fisica delle particelle e su tutto quello che fanno al CERN, per esempio sul bosone di Higgs (che sembra interessare a molta gente…). Alcuni di questi sono “spiegati al suo cane” cioè for dummies. Oltre a questi, ce ne sono molti sul lavoro del fisico e su come sia la vita al centro di ricerca più grande d’Europa (almeno credo). Inutile mettere link, visto che lui stesso ha scritto una pagina con gli articoli che considera più belli e il punto di partenza per chi vuole leggere il suo blog. Vale assolutamente la pena. Vi segnalo infine il suo TEDx talk sul modello standard, che lo spiega in modo assolutamente elementare e simpatico con pezzetti di lego (di cui è evidentemente un appassionato).

Scienza in cucina di Dario Bressanini

Bressanini scrive anche una rubrica mensile su le Scienze (che, per inciso, è la miglior rivista scientifica italiana, forse l’unica, almeno tra quelle che conosco) in cui, da ricercatore chimico, spiega cosa succede nel cibo quando viene cucinato, o racconta la storia di un ingrediente o di un additivo. Talvolta, nel blog, spiega ricette “scientifiche”, in cui cerca le ragioni per cui un certo piatto vada preparato a una certa temperatura, o quale sia la percentuale esatta di acqua o grasso che va aggiunta per farlo venire perfetto. Qualche volta anche misurando sperimentalmente. Questo lo porta anche a sconfessare certi “rimedi della nonna” che magari avete sempre creduto veri.
Bressanini ci tiene molto a mostrare l’insensatezza della distinzione tra “naturale” e “artificiale”: è indispensabile valutare l’efficacia e eventualmente la dannosità di una sostanza in modo razionale e scientifico, senza lasciarsi trascinare da pregiudizi e bigottismi culinari. Questo lo ha portato anche a scrivere due libri, uno dei quali sul problema degli OGM. Sul blog non solo dice la sua, ma mostra anche dei dati oggettivi per sconfessare certe (tante!) falsità che vengono dette su un argomento che interessa tutti (lo sapevate che il Kamut è marchio registrato?).
Non usa solo la sua esperienza di chimico: a volte parla da scienziato in generale, cioè da persona che crede nell’applicazione del metodo sperimentale. Un blog eccellente e che dovrebbero e potrebbero leggere tutti. Purtroppo viene aggiornato abbastanza di rado.

Gli studenti di oggi di Roberto Zanasi

Zanasi è un professore di matematica in una scuola superiore. Lo leggo perché mi piacciono le storie sulla scuola (lo sapete che sono segretamente attratto dall’insegnamento): qui si trovano aneddoti e racconti interessanti (nel senso che fanno pensare alla condizione della nostra scuola superiore, e in particolare all’insegnamento della matematica, che ho sempre trovato assurdo) e anche episodi divertenti sul rapporto studente-prof. Spesso però scrive lunghi post, sempre alla portata di studente di liceo, su argomenti di matematica. Uno molto bello è quello in cui spiega come funziona il GPS dal punto di vista della relatività generale (è molto chiaro). Poi c’è una serie, ma questa l’apprezzeranno in pochi, sul come costruire gli insiemi numerici a partire da pochi assiomi. Serve un uso massiccio di relazioni di equivalenza, definizioni apparentemente arbitrarie e quoziente tra insiemi. Ma parte dagli assiomi di Peano e arriva ai complessi (agli iperreali, addirittura, mi sembra). Questo blog è senz’altro meno conosciuto, ma vale la pena; Zanasi è anche un partecipante usuale del Carnevale della Matematica.

Rudi mathematici del trio di pseudonimi Piotr Silverbrahms, Rudy D’Alembert e Alice Riddle

Ancora una volta concludo con il più celebre: anche loro scrivono su le Scienze, anche se la loro rubrica deve suonare un po’ stramba a chi la legge per la prima volta. Il loro non è neanche un blog, ma una  vera rivista in PDF che segue una struttura mensile codificata: il “compleanno” una lunga e spesso divertente biografia di un matematico (a volte si intuisce chi sia solo a metà del testo), poi un paio di enigmi da risolvere e le soluzioni di quelli del mese precedente. Altri giochetti, e si conclude con un articolo divulgativo più “serio”. Comunque, i tre Rudi sono sempre arguti e spiritosi, è un piacere leggerli. Hanno anche un blog vero con cui partecipano al Carnevale della Matematica (e che contiene un elenco completo di tutti i carnevali). C’è anche il loro calendario, in cui al posto dei santi ci sono matematici nati e morti in quel giorno. Perfetto per i migliori nerd. Custodisco gelosamente una loro mail di auguri per la mia laurea.

Ce ne sono altri ma ho deciso di limitarmi a quattro per fare il pari con quelli in inglese. Non si offendano gli autori degli altri…

Blog che seguo

Bentornati dopo i soliti mill’anni! Per fare un post a costo zero ho pensato di scrivervi brevemente quali blog ci sono nel mio lettore di feed con una piccola recensione. Comincio senza chiacchere, in ordine alfabetico:

Azimuth di John Baez (no, non è la celebre cantante folk)

John Baez è un matematico purissimo, professore dell’Università della California a Riverside, noto anche per il suo sito, aggiornato fino al 2010, che si chiama This week’s findings in mathematical physics in cui – bè, è evidente cosa diceva. Nei findings si trovano molte cose davvero interessanti di ogni campo della fisica matematica, e tra l’altro anche delle curiosità sulla bellezza nascosta nella matematica anche astratta. Ci sono consigli per futuri fisici e matematici e molto altro.
Attualmente Baez si occupa, sempre dal suo punto di vista teorico, di matematica per il pianeta Terra, in seguito ad un’illuminazione sul ruolo dei matematici, fisici e ingegneri nel futuro del nostro pianeta. Nel suo blog attuale Azimuth parla di reti di reazioni, sistemi complessi, energie rinnovabili, cambiamento climatico ma pubblica anche gli appunti dei suoi corsi, uno in particolare sulla teoria dei giochi (for dummies). Al blog partecipa un’infinità di autori che fanno parte del progetto omonimo.

Backreaction di Sabine Hossenfelder e Stefan Scherer

Sabine è assistant professor di fisica delle alte energie al Northern Institute for Theoretical Physics di Stoccolma; il marito Stefan ha a sua volta una formazione da fisico.
Non sono un appassionato di alte energie, e non capisco niente di quantum gravity, altro argomento che ogni tanto tocca; però Sabine scrive bene e si fa amare per dei post molto intelligenti sul ruolo del fisico e la sua visione della scienza e della ricerca. Sono assolutamente da leggere il post intitolato la scienza dovrebbe essere più simile alla religione, quello sul libero arbitrio, e uno sui limiti della scienza. Ce ne sono anche di interessanti sulla correlazione tra ricerca e consumo di caffè nei vari paesi, sul cosa significhi essere diversi e uno che mi piace particolarmente (e questa è fisica) in cui spiega un metodo per scoprire pianeti extrasolari.Sabine è proprio brava. Fa anche recensioni di libri e dà consigli ad aspiranti blogger.

Bit-player di Brian Hayes

Brian Hayes è un giornalista di American Scientist ed è principalmente un informatico. Il blog merita una visita anche solo per il suo banner interattivo che mostra l’evoluzione temporale di un particolare fenomeno di diffusione. Questo è probabilmente il blog più seguibile e piacevole di quelli citati, e si vede che Hayes è un divulgatore professionista. Purtroppo pubblica un post ogni morte di papa. Tra i più interessanti sicuramente googling the lexicon, in cui sfrutta l’enorme potenziale di un motore di Google per cercare tra la letteratura dal 1800 in avanti (da provare!) per far vedere la storia della lingua, delle scienze e di molto altro attraverso la frequenza di certe parole nella carta stampata. C’è un post in cui spiega cos’è la congettura abc e un altro dove fa la meccanica statistica delle sferette del Geomag. Nel sito c’è un menu “Featured” con i migliori articoli quindi non vado oltre: merita una visita.

xkcd e what if? di Randall Munroe

Sento quasi di offendervi nel proporre questi, nel senso che spero li conosciate già! XKCD è il comic più famoso del web, almeno dal lato nerd andante. Munroe è un fisico, ma ormai si dedica interamente alle sue vignette e guadagna abbastanza da viverci. Sono diventate un’istituzione, e ogni blogger di fisica-matematica-informatica e simili ne trova una da citare almeno una volta nella vita. Devo ammettere che ultimamente non mi fanno più ridere come una volta però, almeno non come mi fece ridere questa:

I first saw this problem on the Google Labs Aptitude Test. A professor and I filled a blackboard without getting anywhere. Have fun.
Se vi state chiedendo quale sia la soluzione, sappiate che è molto più difficile di quello che sembra. E che rischiate di fargli vincere dei punti.
Recentemente si è dedicato a What If? un side project in cui risponde ogni martedì – in modo il più demenziale possibile e con vignette – a una domanda di pseudo-fisica. Buon divertimento.

I blog che ho segnalato finora sono in inglese. Preparerò presto un altro post con altri blog, questa volta in italiano. Ciao ciao!

Cosa mi sta passando per la testa

L’esperimento del blog – ad un certo punto – mi è parso morto. Non tanto perché mi mancavano i contenuti da trattare, piuttosto perché non ero soddisfatto di come scrivevo, mi sembrava di assumere un tono troppo sofisticato e troppo poco  curioso. Di conseguenza mi è venuto il sospetto che, in fondo, a quei pochi che mi leggevano non fregasse granché di tutto questo. Per un po’ di mesi l’ho accidiosamente e irrispettosamente abbandonato. Ieri sera però mi è venuta un’illuminazione e ho deciso di procedere alla riesumazione (che è stata differita dal fatto che la connessione internet dell’unipv non gradiva il server di wordpress, per qualche ragione). L’idea sarebbe di continuare su una linea un po’ più personale, anche se restando sul piano scientifico, eventualmente intervallando con qualche post più serio.

A parte tutto ciò, in questo momento volevo farvi un piccolo aggiornamento su quello che mi è passato per la testa negli ultimi mesi.

Fino a prima di partire per il Portogallo la risposta standard a chi mi chiedeva cosa volessi fare dopo la laurea era che, se mi fosse piaciuto l’argomento della tesi, sarei andato avanti cercando un dottorato da qualche parte. Il problema era che davo un po’ troppo per scontata l’ipotesi, cioè che avrei avuto ancora la voglia di fare della ricerca. Ora, non voglio annoiarvi su tutte le pare che mi sono fatto in merito. Diciamo che però quest’anno ho perso un po’ l’entusiasmo. Da una parte quando riguardo certi argomenti che ho studiato negli ultimi anni mi emoziono ancora e ne sento la mancanza. Senza contare che ci sono ancora moltissimi campi di cui sono profondamente curioso e in cui molti fisici lavorano (vedi le neuroscienze, la linguistica, la computazione quantistica ecc.). Dall’altra a volte ho l’impressione di voler fare dell’accanimento terapeutico sulla mia vocazione da fisico.

Per farla breve, ho deciso che decidere adesso mi stressava troppo. Quindi mi fermo per qualche mese. Voglio andare a fare una piccola disintossicazione dalla vita monastica dello studente (nonché da internet e compagnia bella). Per scaramanzia, non vi anticipo niente. Ma forse la fisica potrebbe rientrare dalla finestra e farsi sfruttare anche durante quei mesi, e mi farebbe assai piacere. Mi piacerebbe anche sfruttare il portoghese o imparare l’arabo, ma mi sa che non mi andrà bene con nessuna delle due ipotesi… sarà per un’altra volta.

Dopo, avrò tutto il tempo per decidere se fare domanda per il dottorato, e anche occasione per guardare i bandi all’estero, che ci sono in diversi momenti dell’anno: quelli che mi stavano stressando, perché sono tutti in settembre (e io non sono ancora nemmeno laureato) erano quelli italiani. Forse nel frattempo potrei iscrivermi in terza fascia e fare qualche supplenza.

(Coro di disapprovazione del pubblico)

Vabbè, è una cosa che mi ha sempre attratto. Comunque si parla della prossima primavera. Intanto ho ancora un esame da preparare, una tesi da scrivere e della vita da vivere.

Salutescions.

Cosa non è Scienza?

Recentemente, durante una conversazione, una persona mi ha rivolto l’osservazione: “Se la scienza lavorasse anche per sbugiardare false credenze e leggende metropolitane ne avremmo tutti un gran giovamento”. Il discorso verteva in particolare sui presunti 21 grammi che dovrebbe pesare l’anima di un essere umano.

In effetti, perché a nessuno viene in mente di investire in un lavoro del genere una minima frazione dei soldi pagati, ad esempio, per la ricerca di nuove particelle? Se il risultato fosse negativo sarebbe una falsa leggenda in meno, se fosse positivo sarebbe possibilmente ancora più rivoluzionario (anche se molto delicato).

Però, calma, si tratta davvero di una situazione auspicabile? Ragioniamo per un momento con i piedi di piombo.

La voce di Wikipedia Scienza recita: “Per scienza si intende un sistema di conoscenze, ottenute con procedimenti metodici e rigorosi e attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata, allo scopo di giungere a una descrizione, verosimile e oggettiva, della realtà e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni.”

Più pragmaticamente, si potrebbe dire che “Scienza” è ogni disciplina che cerchi di fornire modelli predittivi e si regga sul metodo scientifico. A sua volta, il metodo scientifico, può essere, schematicamente, riassunto in

Osservazione —–> Esperimento  —–> Costruzione del modello —–> Test del modello ——>   Accettazione o rifiuto del modello.

Esempio:

  • Osservo che se metto un dito sul fuoco sento dolore.

  • Faccio delle prove sulle altre parti del corpo.

  • Ipotizzo che la pelle risponda alla sollecitazione dovuta al calore inviando impulsi di “dolore” al cervello.

  • Verifico che il modello funzioni, ad esempio, per gli altri esseri umani.

  • Poiché funziona, decido che è un buon modello per descrivere la risposta della pelle umana al dolore.

Altro esempio:

  • Osservo che gli atomi hanno un comportamento incompatibile con le leggi della fisica classica.

  • Raccolgo una buona mole di dati sperimentali che mi permettano di farmi delle idee.

  • Invento un modello (la meccanica quantistica) che predica bene i dati che ho trovato.

  • Testo il mio modello, ad esempio su altri atomi o altri sistemi.

  • Trovo che funziona entro certi limiti (basse energie).

  • Decido che il modello funziona in un determinato regime, non funziona in un altro.

Per ricongiungersi al discorso iniziale, quello che ci interessa è il primo punto: l’osservazione. Quando uno scienziato decide di spendere tempo per spiegare un fenomeno, alla base c’è sempre l’osservazione di qualcosa che sfugga agli schemi fino a quel punto noti: un virus che non si comporta come ci si attenderebbe, una particella che non si muove come previsto e così via.

In questo senso, non si può ritenere “metodo scientifico” un ragionamento come

  • Si dice che l’anima pesi 21 grammi.

  • Facciamo degli esperimenti per verificarlo.

Se un giorno ci sarà in qualche modo evidenza concreta dell’anima, allora forse gli scienziati potranno cercare di quantificarla e inscriverla in modelli.

Allo stesso modo, non si può pensare

  • Un sacco di leggende parlano di unicorni.

  • Investiamo dei fondi per la ricerca degli unicorni.

Il filosofo e matematico Bertrand Russell, nella sua genialità, si è spinto all’estremo. Ha ipotizzato l’esistenza di una teiera che orbita intorno al sole, a metà strada tra la Terra e Marte; per via delle sue ridotte dimensioni, tale teiera è invisibile all’occhio umano, quindi l’osservazione è impossibile. La teiera sarebbe quindi un’entità la cui esistenza non si può provare, ma nemmeno confutare. L’argomento di Russell è più o meno che l’accettazione di entità ultraterreni (Dio, anima, paradiso…) è sullo stesso livello di “credibilità” dell’accettazione della teiera.

Ora, lungi da me discutere sulla legittimità del credo religioso di ogni persona. Ho citato la teiera di Russell solo perché è forse il miglior esempio di come una scienza non debba progredire. Spero infatti che sia chiara l’assurdità di

  • Qualcuno dice che c’è una teiera in orbita tra la Terra e Marte.

  • Finanziamo una spedizione che sondi tutto lo spazio tra i due pianeti e controlli quest’affermazione.

Ma, un momento. Una volta stabilito cosa è scienza e cosa no, chi decide caso per caso? Risposta: chi ci mette i soldi. Nel mondo di oggi, più o meno succede che un’equipe di scienziati va a parlare con l’ente che la finanzia (un’università, un centro di ricerca, la NASA…) e propone dei progetti. Se tali progetti soddisfano certi canoni che piacciono ai capi, allora i soldi si stanziano e il gruppo di ricerca può lavorare.

Al momento, quindi, gli scienziati sono coloro che lavorano con il metodo scientifico, perché c’è qualcuno disposto a riconoscere il valore di tale metodo e a spenderci soldi. Cosa succederà se un giorno le università decideranno che non vale più la pena finanziare la ricerca scientifica, ma cambieranno i loro canoni? Ottima domanda…

P.S. Tecnicamente, la questione dei 21 grammi è nata perché un uomo, all’inizio del ‘900, ha effettuato degli esperimenti, apparentemente riscontrando una differenza di 21 grammi nel peso del corpo umano prima e dopo la morte. Tali esperimenti sono però ritenuti non scientifici e senza significato, in quanto non ripetibili e statisticamente irrilevanti. Se pensate che sia strano che un esperimento che potrebbe far cambiare molto nella scienza venga giudicato inattendibile da chi la scienza l’ha fatta, avete la mia, parziale, compagnia.