Venerdi 20

Volevo aggiornarvi sull’andamento delle mie lezioni, visto che diversi mi hanno chiesto.

Alla mattina ho adesso circa sei studenti a cui faccio una sorta di ripetizioni. Ognuno porta i propri esercizi e li fa con il mio aiuto; se necessario spiego qualche argomento. Il più grande, poi, mi chiede di spiegargli parti di fisica che non ha ancora fatto a scuola, quindi gli sto facendo un mini corso di termodinamica. Per lo più, ora che sono un paio di settimane che ci conosciamo, riusciamo a capirci e abbiamo trovato un certo equilibrio. Fanno tutti argomenti diversi, quindi io passo un po’ dall’uno all’altro. Sono tra i dodici e i diciotto anni; paradossalmente, il diciottenne è quello con cui faccio decisamente più fatica. Ha dei problemi con l’inglese, a volte dico una cosa e vedo che sul quaderno scrive tutto il contrario. Per esempio: “le sostanze sono di tre tipi: solidi, liquidi e gas”. Lui scrive: “i gas sono di tre tipi, gas solidi, gas liquidi, gas veri e propri”. La fantasia galoppa.

Con gli altri a volte è un po’ dura, ma nello stesso senso in cui lo sarebbe fare ripetizioni a dei ragazzini italiani: agghiaccianti operazioni come (x–3)/x =(semplifico la x) 1–3 = –2 e simili. Ordinaria amministrazione. Il problema è che quello che fa questo tipo di errori sta studiando anche i logaritmi, ed è più bravo a fare questi ultimi (sebbene si lasci andare alla creatività, ogni tanto, anche qui). La ragazzina più giovane è la più intelligente, nel senso che quando le viene spiegato un concetto riesce ad applicarlo immediatamente. Poi ce n’è un’altra di cui non capisco se è terribilmente timida o non sa l’inglese: parla solo se è obbligata e dice solo una parola alla volta, ad un volume appena superiore alla soglia di udibilità. Quando spiego termodinamica al più grande, però, prende appunti in inglese già alla prima delle dieci ripetizioni che servono a lui, e risolve gli esercizi nella metà del suo tempo.

Questi quattro sono quelli che ci sono dall’inizio, poi ogni tanto compare qualcun altro. L’impressione generale è che se la cavino tutto sommato bene, ma allo stesso tempo ci si rende conto rapidamente che il sistema scolastico tanzano è un vero e proprio colabrodo. Adesso non ho il tempo di dilungarmi sull’argomento.

Al pomeriggio vengono sempre qui dei pestiferi bambinetti nella vana speranza di imparare un po’ di inglese. Di fatto queste orette pomeridiane sono frustranti e stancanti. Non so cosa fargli fare, non è il mio lavoro e non sono capace di relazionarmi, oltre al fatto che non ci capiamo perché loro parlano inglese più o meno quanto io parlo swahili. Settimana prossima spero che se li cucchino i canadesi.

Oggi, dopo pranzo, sono andato a piedi a Mbande, il paese più vicino, dove non ero ancora stato. Camminare sotto il sole forse non è stata una grande idea, ho rischiato la pelle o quasi, comunque sono arrivato sano e salvo e mi sono bevuto una coca-cola di produzione locale ben fresca (l’elettricità è usata quasi esclusivamente per i frigoriferi). Ho fatto un giretto in paese, sempre in un certo imbarazzo, visto che attraggo gli sguardi di tutti, poi ho preso un daladala e in meno di cinque minuti ero a casa, tanto che mi sono chiesto se non fosse stato un po’ ridicolo averlo usato. Comunque, ho intenzione di tornarci presto, visto che ci vuole poco; magari, la prossima volta, in quell’ora libera in cui non so mai cosa fare, tra le sei e le sette. Il problema è che alle sei c’è ancora il sole sopra l’orizzonte, alle sette è buio completo, perché il sole scende perpendicolarmente all’orizzonte, quindi il tramonto dura non più di mezz’ora.

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