Orientation

Visto che sono in vena di scrivere vi racconto anche le giornate passate. Quella di ieri merita un post a parte (solo, sappiate che l’ho scritto oggi anche se farò finta di averlo scritto ieri). Per i giorni precedenti non mi dilungo. Venerdì mattina mi hanno fatto “orientation”: il mio responsabile, che è un simpatico ragazzo di nome Lawrence (anche se potrebbe essere scritto in un altro modo, visto che qui “dicembre” si scrive Desemba) mi ha raccontato vita morte e miracoli dell’associazione a cui apparteniamo. Devo dire che sono rimasto davvero favorevolmente impressionato. La cosa veramente bella è che non sono solo una associazione cosiddetta “benefica” che accoglie pietosi stranieri che fanno volontariato: è un’associazione di volontariato locale. Si occupa (anche) di volontari tanzani che lavorano in comunità tanzane, e finanzia le sue attività con i volontari internazionali e con la vendita di frutta prodotta nei suoi terreni. È stata fondata nel 1983 da un gruppo di ragazzi sotto i vent’anni (qui non è come da noi, che fino a venti sei un bambino) che cercavano un posto dove poter fare qualcosa insieme, adesso non ricordo bene, e hanno trovato questi terreni (assai vasti, un tempo qui non c’era nulla) grazie ai contatti con il (primo) presidente della Repubblica Unita di Tanzania Julius K. Nyerere (che qui venerano tutti, anche se non doveva essere proprio un santarellino). La cosa è cresciuta ed oggi danno lavoro ad un sacco di persone, alcune delle quali vivono anche qui. In più sono un centro di aggregazione per i ragazzi che vogliono venire qui a studiare, affittano una sala per incontri, conferenze o proiezioni; stanno costruendo una palestra e hanno ancora i campi (alberi di mango, soprattutto, ed è stagione di raccolta). Un tempo avevano le vacche e producevano biogas. Hanno un orto botanico sparso per tutto il compound. Fanno crescere alberi in sacchetti e poi li piantano nelle scuole o li regalano. E hanno un sacco di spazio per crescere ancora.

Insomma fanno un gran, gran lavoro. La parte che conosco meglio è quella del volontariato naturalmente. Oltre al medio termine, cioè quelli come me, fanno workcamp per chi vuole venire due-tre settimane, e questi vengono mandati in molti posti diversi della Tanzania con cui hanno sviluppato contatti e progetti negli anni, per esempio nella comunità Masai. Ma soprattutto, molti volontari vengono da scambi importanti, come quello trilaterale con Canada e Kenya. Ora ci sono qui una ventina di keniani, che se ne vanno giovedì, sostituiti da altri venti. Insieme a questi arriveranno venti canadesi. Sia i tanzani che i keniani andranno o sono andati in Canada (a patire il freddo, immagino). In tutto questo il punto fondamentale non è tanto l’impatto che il lavoro del volontario ha sulla comunità locale, ma proprio il fatto che chi fa volontariato “sud-sud” è normalmente un ragazzo/a che ha finito gli studi e rischia la disoccupazione: il volontariato serve a fargli acquisire delle competenze e a schiarirgli le idee, e in questo senso sono davvero bravi. Quest’anno è venuto in visita e a inaugurare nuovi edifici anche l’attuale presidente della Repubblica.

Riassumendo. Il responsabile della mia associazione italiana mi aveva messo in guardia sul fatto che a volte le organizzazioni ospitanti sono più interessate ai soldi che al lavoro del volontario. Sarà anche vero che non mi hanno per niente ammazzato di lavoro, ma di sicuro vale la pena di fare scambi con Uvikiuta. Quando mi parlavano del volontariato locale, facevano gli stessi discorsi che a Roma hanno fatto a me, che lo sviluppo della comunità locale si realizza non con i soldi, ma con la formazione dei giovani. Che le comunità locali devono imparare a gestire le risorse. Sono assolutamente consapevoli di questi aspetti. Considerato che ero abbastanza preoccupato di finire in una associazione valida e che i miei soldi finissero in buone mani direi che è un successo.

Aggiungo che l’altro giorno stavo tornando da questa mattinata di orientamento e ho visto la bandiera tanzana a mezz’asta. Ho chiesto a Lawrence e mi ha detto che era morto Mandela: l’ho saputo in quel momento, non avendo avuto accesso a internet il giorno prima. Tutti gli africani sono in lutto sincero, tutti i giornali hanno avuto per due giorni la sua foto in prima pagina

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