Pole pole

Dunque. Ci sarebbero un sacco di cose da raccontare su questi ultimi (primi) due giorni, ma ho solo mezz’ora di internet a disposizione e per giunta mi stanno aspettando. E la tastiera avrebbe bisogno di una lubrificata, sto scrivendo con gli indici come su una macchina per scrivere.

Il posto dove sto e’ vicino a Dar, ma ci vuole un’ora abbondante di daladala per arrivarci. Trattasi di mezzo di trasporto consistente in un pullmino giapponese (tipo il 2 o il 10 a Pavia) opportunamente modificato per farci stare il triplo della gente. La presenza di stranieri sul mezzo e’ vista con un po’ di sorpresa, anche se meno di quanto avrei pensato. Tutti dicono che sono assurdamente affollati, ma evidentemente non hanno mai preso il 7 per andare in Cravino la mattina.

Per adesso non sto lavorando con gli studenti, che incontrero’ probabilmente lunedi’, ho solo dato una mano a copiare delle cose a computer un pomeriggio e per il resto ho pensato ad ambientarmi. Qui si fa tutto con calma. La prima parola che impari quando arrivi e’ pole pole, piano piano. Non solo la parola, ma anche il concetto. Mai tentare di far fretta ad un africano (a parte nel traffico, ma quello e’ indescrivibile, non ci provo neanche). Comunque, e ne sono molto contento perche’ era la mia principale preoccupazione, l’associazione e’ molto seria. Adesso vivo nel loro compound, perche’ la scuola e’ chiusa per le vacanze, e qualche studente verra’ qui per fare lezione e imparare un po’ di inglese (che peraltro sanno quasi tutti).  E’ stata fondata nell’83 da dei ragazzi giovani; oggi hanno campi coltivati, fanno lezioni extra ai bambini, sono un centro per i giovani, mandano volontari in campi di lavoro, hanno programmi di scambio con Canada, Kenya, Mozambico, Germania.

Qui saranno anche cosiddetti “in via di sviluppo” come economia, ma la gente, almeno quelli che ho conosciuto nell’associazione, ha una mentalita’ non molto diversa, niente shock culturali. Anzi, sono l’unico sfigato che non ha lo smartphone e quindi deve venire in citta’ per usare internet. Pero’ non hanno l’acqua corrente.

Abbiamo molto da imparare quanto a sostenibilita’: pannelli solari, biogas, compost, agricoltura biologica, piantano alberi ecc. ecc.

Ci sono delle scimmie buffissime sulle quali vi diro’ poi. Quando saltano su un tetto di lamiera fanno il rumore di un Boeing in decollo.

Scusate ma non ho molto tempo. Baci a tutti! Se volete sentirmi, email o facebook.

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